Lo sfruttamento nei campi che facciamo finta di non vedere

Lo sfruttamento nei campi che facciamo finta di non vedere

La Dignità non contemplata nell’omonimo decreto è quella di chi subisce lo sfruttamento nei campi, solitamente si tratta di un lavoratore straniero e forse viene semplice ai molti non vedere e ignorare i fatti. Per fissare bene nella memoria, quella che segue è una rassegna delle segnalazioni emerse dalla cronaca degli ultimi due mesi.

In Sicilia, a Borgetto, nei pressi di Partinico, sono ragazzini di sedici e diciassette anni. Mandati a lavorare nei campi per 12,50 euro al giorno. I titolari della società, la New River di Borgetto, sono accusati di «intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nonché per maltrattamenti contro familiari o conviventi».

A Brindisi sono stati effettuati controlli da parte dell’Arma dei Carabinieri con il risultato di aver individuato sette lavoratori completamente in nero e di comminare sanzioni amministrative verso venticinque diverse imprese per un importo complessivo di 55.263,00 euro.

A Bisceglie, sempre in Puglia, «i lavoratori venivano costretti, con la minaccia del licenziamento, ad effettuare massacranti orari di lavoro con turni giornalieri di oltre 10-13 ore continuative, anche di notte e per 28-30 giorni consecutivi».

A Maddaloni, in provincia di Caserta, è morto un uomo di 38 anni e di nome Singh, bracciante agricolo che lavorava nei campi di pomodoro a Castelvolturno e Villa Literno, abbandonato dai titolari dell’azienda nei pressi della stazione ferroviaria, «completamente disidratato e in avanzatissimo stato di malnutrizione».

Il 21 Luglio, per la prima volta, sono scesi in piazza a Cuneo i braccianti agricoli di Saluzzo. «Circa duecento persone hanno sfilato, con striscioni e cartelli, al grido “Più lavoro per tutti, più dignità per tutti” oppure ancora “Schiavi mai!”.», riporta targatocn.it. A rappresentare i lavoratori, l’Unione sindacale di base (Usb) che ha incontrato il Prefetto illustrandogli la condizione dei lavoratori stipati nella ex caserma Filippi, proprio a Saluzzo, laddove il Comune ha allestito il dormitorio temporaneo.

Nella Filippi non c’è acqua – hanno detto – non ci sono finestre, non ci sono docce”.

Un mese prima, ad Alessandria, l’Ispettorato del Lavoro individua un’agenzia dedita all’intermediazione illecita di manodopera. Coordinava ben 52 lavoratori, di cui 42 del tutto in nero. Fra di essi ragazzi, «tutti tra i 30 e i 35 anni, di diversa nazionalità: marocchini, senegalesi, tunisini, pakistani, macedoni e anche italiani». Venivano pagati non più di 5 euro l’ora, ed erano «costretti a comprarsi stivali, guanti e forbici. Qualora fossero stati sprovvisti, avrebbero dovuto pagarli a caro prezzo dai committenti».

Questi i numeri del quarto rapporto «Agromafie e caporalato» curato dall’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil:

  • il valore economico generato dal caporalato è pari a 4,8 miliardi di euro (il 15,5% del valore aggiunto dell’intero settore agricolo);
  • l’evasione contributiva ammonta ad 1,8 miliardi;
  • 132 mila lavoratori si trovano in condizione di grave vulnerabilità sociale;
  • su un totale di 405 mila lavoratori, il 16,5% ha un rapporto di lavoro informale e il 38,7% ha una paga non sindacale, pari al 39%.
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