Il salario minimo di Andrea Nahles

Il salario minimo di Andrea Nahles

Il partito socialdemocratico tedesco, SPD, ha una nuova segretaria, si chiama Andrea Nahles. Era ministra del Lavoro e degli Affari sociali dell’ultimo governo Merkel. E’ stata protagonista della stagione del governo di Gerhard Schröder (la Terza Via in Germania) ma da estrema oppositrice alla sue riforme.

Ha voluto e con tutta la sua forza fatto approvare la legge sul salario minimo, la quale stabilisce che nessuno sia pagato meno di 8,50 euro l’ora. Corre l’anno 2014, in Luglio. La decisione è stata salutata come un “giorno storico per la Germania” da Sigmar Gabriel, il vicecancelliere tedesco. Si tratta della condizione primaria posta alla CDU per entrare a far parte del governo di coalizione di Angela Merkel. Il paese è affetto da un divario retributivo molto forte fra Est e Ovest, per le ragioni storiche della divisione del secondo dopoguerra. Circa il 30% dei dipendenti nell’Est guadagna meno del nuovo salario minimo, il doppio rispetto all’Ovest. Qualcosa di simile ritroviamo in Italia, nel cleavage fra Nord e Sud. Il divario si registra anche fra i diversi settori produttivi: quelli caratterizzati da una presenza sindacale molto forte, come l’Industria, tradizionalmente mantengono livelli salariali più alti in virtù di accordi collettivi molto favorevoli e protettivi; viceversa, settori come l’agricoltura e quello alberghiero, risultano meno protetti e più esposti al dumping salariale.

La misura è accompagnata da un profluvio di previsioni fosche e minacciose: perderemo migliaia di posti di lavoro, è il commento più frequente degli oppositori della misura. Vi saranno ondate di fallimenti. Persino le associazioni dei tassisti lanciava allarmi: i passeggeri sarebbero rimasti lontani come reazione all’aumento del livello generale dei prezzi.

Ma già dopo sei mesi le cose cambiano: la Bundesbank rileva che l’effetto complessivo sui prezzi al consumo è molto limitato. Molti dei cosiddetti “mini-jobs” non esistono più, sono stati convertiti in lavori part-time, coperti dalla previdenza sociale. Il salario minimo sta funzionando. E l’occupazione?

Nell’anno appena chiuso [2017] la forza lavoro è aumentata di 638mila unità, pari all’1,5 per cento, l’incremento annuale più elevato dal 2007, prima della crisi. A oggi il numero di persone con un impiego è il più alto dalla riunificazione. E il tasso di disoccupazione il più basso, al 3,7% rispetto al 3,9 del 2016 (Il Sole 24 Ore, 4 Gennaio 2018).

Andrea Nahles è stata una ministra molto forte e determinata a veder riconosciute le sue ragioni. “Quattro milioni di persone hanno beneficiato del salario minimo legale”, ha detto Nahles. Il salario minimo di € 8,50 all’ora ha comportato un aumento significativo dei salari delle persone non qualificate e marginalmente occupate rispetto alla media.

Per troppo tempo, i lavoratori sono stati privi ​​del grado minimo di dignità che è finalmente disponibile grazie al salario minimo […] Quando i liberali e i conservatori parlano di troppa burocrazia in questo contesto, di solito significa che ritengono troppi i diritti dei lavoratori. Mi oppongo fermamente.

Questa risoluzione, questa fermezza, di solito manca. Di solito pare strumentale, o poco efficace. I risultati hanno dato ragione a Nahles ed è ora che ce ne rendiamo conto.

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