Castelnuovo Scrivia, i braccianti sfruttati minacciati da una richiesta danni

Castelnuovo Scrivia, i braccianti sfruttati minacciati da una richiesta danni

Un milione e mezzo di euro. A tanto ammonta la richiesta danni a carico dei braccianti sfruttati – e dei sindacalisti che li hanno sostenuti – di Castelnuovo Scrivia. I titolari dell’azienda per la quale lavoravano ritengono di essere stati danneggiati e citano in giudizio i lavoratori. Lo fanno a distanza di sei anni. Lo fanno dopo il patteggiamento, dopo aver trovato scappatoie burocratiche innanzi alla propria colpevolezza. Un patteggiamento grazie al quale sono condannati alla pena della reclusione di un anno e sette mesi, con la condizionale. Grazie al quale, l’accusa più grave, estorsione, è decaduta.

Venivano mandati a lavorare nei campi per pochi euro all’ora. All’inizio erano quattro euro, poi tre, poi più niente. Senza acqua. Senza divisa (se la portavano da casa), né scarpe adeguate. Senza attrezzi, che dovevano comprarsi personalmente. Nell’estate del 2012, dopo almeno due mesi senza ricevere alcuna paga, i lavoratori hanno protestato. Hanno organizzato un presidio davanti all’ingresso della sede aziendale, sulla strada che da Tortona porta a Castelnuovo Scrivia. Dinanzi alla protesta, il datore di lavoro reagisce, sostituendo i lavoratori in sciopero con altri provenienti da una cooperativa di Brescia, la Work Service. Sono altri lavoratori stranieri, con altre storie ma del tutto simili a quelle dei braccianti di Castelnuovo. Infine, il licenziamento, fatto in quel modo oltraggioso, fissando un cartello al palo della luce: «i dipendenti marochini cessano l’attività presso l’azienda suddetta e non lavorano più», era la scritta lapidaria che campeggiava.

La condanna, sopraggiunta a Dicembre, non ha determinato una vera giustizia. I lavoratori non hanno ancora ricevuto gli stipendi arretrati del 2012 né i contributi. Ma si sono visti recapitare la richiesta danni.

Mimmouna, Hadda e le altre si sono ritrovate giovedì 12 Luglio alla sede occupata di Non Una di Meno Alessandria. Hanno raccontato la loro storia, che è una storia di sfruttamento, di razzismo, di negazione dell’identità. Alcuni dei lavoratori venivano appellati dai titolari come Saddam, Gheddafi. Un ragazzo veniva chiamato con il nome del cane del proprietario dell’azienda. Mimmouna ha lavorato nei campi di Castelnuovo per dieci anni. Ha detto, «ho lavorato in ginocchio sotto pioggia. Ho lavorato sempre in campagna, e se ti pagano va bene. Prima quattro euro, poi tre euro, poi dove vai? Non si può lavorare gratis. Devo pagare trecento e venti euro di affitto. Come fai ad andare avanti senza soldi?». Queste lavoratrici hanno sopportato, hanno sopportato finché ricevevano abbastanza soldi da garantirsi un tetto a sé e ai propri figli. Ma quando questo è venuto meno, allora tutto è divenuto insopportabile.

Hadda è la più giovane, era senza documenti. Dormiva all’interno della cascina e faceva anche da mangiare e le pulizie. C’erano altri dieci come lei e nessuno veniva regolarizzato.

Stavolta sono in ventisei. Tutti e ventisei individuati come i responsabili del blocco stradale organizzato in quell’estate del 2012. Un blocco che inibiva il traffico ai mezzi deputati al carico delle merci indirizzate ai supermercati Bennet. Erano in ventisei ad «invadere i campi per distruggere» i raccolti che l’azienda riusciva a produrre grazie all’opera di braccia mal pagate e sfruttate. Ventisei, tutti e ventisei a formare catene umane nei campi per impedire la sostituzione della loro manodopera con quella di altri lavoratori ingaggiati dal datore di lavoro tramite la cooperativa di Brescia. Ad essi, gli imprenditori sfruttatori chiedono il risarcimento di un milione e mezzo di euro. Un milione e mezzo per colpa della protesta che ha impedito «la raccolta di fave, spinaci, fagioli, pomodori verze e cavoli, più la perdita del cliente Bennet».
Il danno alla dignità dei lavoratori, quello, sembra perso nei campi. Insieme al sudore e alla fatica.

Per sostenere le lavoratrici e i lavoratori sfruttati seguite la pagina fb del Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia.

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