Il curioso caso di Toni Kroos

Il curioso caso di Toni Kroos

di Stefano Artusi

A proposito di Juve – Real Madrid : uno dei migliori in campo è stato certamente Toni Kroos. Il centrocampista tedesco che fu investito dallo scandalo dell’inchiesta denominata ‘Football Leaks‘ fra la fine 2015 e l’inizio del 2016. L’inchiesta trovò l’appoggio del ‘Der Spiegel’ il quale pubblicò molti dei documenti sensibili, fra i quali il contratto depositato alla RFEF(Real Federacìon Espanola Fùtbol) dal Real Madrid, club che acquistò il campione del mondo nell’estate del 2014. Vennero rese pubbliche le clausole del suo ‘particolarissimo’ contratto.

Questa notizia causò molto clamore in Germania perché si scoprì come fosse diventato il calciatore più pagato del Paese e uno dei più pagati del mondo.

Il 17 giugno del 2014 il giocatore firmò un contratto a tempo determinato (contrato laboral temporal) che lo avrebbe legato al club madrileno fino al 30 giugno 2020(nel frattempo rinnovato al 2022).

Lo stipendio mensile fissato a 6.000 Euro lordi, la cifra minima stabilita dalla convenzione collettiva della Federazione (RMG, retribuzione minima garantita) per i giocatori professionisti della massima divisione.

A questo però si aggiungono delle quantità annuali lorde che verranno pagate in due soluzioni, il 50% il 10 gennaio e l’altra metà il 10 luglio, nella forma di bonus forfettari (soggetti quindi ad una tassazione nettamente inferiore). Che valgono in totale 11,32 mln la prima stagione e 10,9 mln per ognuna delle cinque stagioni successive.

Solo sui 72.000 Euro di stipendio, infatti, la società ‘blanca’ ha dovuto pagare l’aliquota IRPF (Impuesto sobre la Renta de las Personas Físicas) del 45% che il regime fiscale spagnolo prevede per chi dichiara oltre 60.000 Euro l’anno.

Sulla restante quota fissa, pagata come bonus, l’aliquota si aggira fra il 15 e il 20%.

Facile capire come questo escamotage prefiguri una legale ‘stiramento’ della normativa a proprio vantaggio. Un vantaggio fiscale che si concretizza in una capacità economica maggiore in emolumenti per i giocatori e di conseguenza un’attrattività superiore rispetto agli altri club.

Si può ipotizzare che quanto descritto, circa il trattamento economico del tedesco, valga anche per tanti altri sui compagni. Quindi non ce l’abbiamo con Kroos, commentiamo il suo contratto perchè è l’unico ad essere stato pubblicato.

Fino al 2010 i club spagnoli usufruivano di una legge truffaldina ribattezzata ‘ley Beckham’, in vigore dal 2005, che Aznar volle per attrarre i capitali stranieri, la quale prevedeva che ai residenti stranieri che dichiaravano più di 600.000 Euro venisse applicata, per i primi cinque anni, l’aliquota IRPF del 24% invece del 43%.

Senza andare a citare le intricate trame dei colossi sulla rendicontazione e i paradisi fiscali europei, troviamo casi eclatanti di dumping fiscale anche negli altri paesi dell’Ue.

Questo ne è un esempio.

L’elusione fiscale e la concorrenza sleale applicate al calcio.

Basta ricordare il coinvolgimento dell’istituto di credito Bankia (salvato con fondi EFSF e ESM, pagati dai contribuenti dell’Ue) nelle operazioni milionarie d’acquisto dei calciatori del Real Madrid, prima e anche dopo il salvataggio dal crack finanziario che costrinsero la Commissione Europea ad indagare sull’erogazione di quei generosi prestiti.

Per tornare in Italia, ricordiamo il decreto ‘salva calcio’ o spalmadebiti del 24 dicembre 2002, regalo di Natale, con annesso scudo fiscale al 2,5% firmato dal Governo Berlusconi e approvato il 21 febbraio 2003 in parlamento. Parzialmente modificato su indicazione dell’allora commissario europeo alla concorrenza Monti.

Se appena due mesi fa il premier Gentiloni giustamente affermava che ”se vogliamo investire sull’avvenire e sul capitale umano, non possiamo permettere che all’interno dell’Ue ci siano forme di dumping fiscale e sociale” è anche giusto dire che le elezioni chiave si terranno nel 2019 e sono quelle che decideranno i nuovi equilibri europei del dopo Brexit: in Europa possono trovare soluzione tante questioni che non siamo in grado di affrontare come singolo Stato, a patto che prevalga un’idea d’Europa opposta a quella vista negli ultimi anni dalla gestione dei migranti alla concorrenza fra gli Stati, diversamente ci potrebbero essere gravi ripercussioni e ad essere in pericolo, oltre all’Unione, sarebbe anche la pace e la relativa stabilità garantita finora.

Rilanciare il progetto originario sarebbe il nostro goal, non possiamo permetterci di prendere la traversa come Kroos l’altra sera, purtroppo abbiamo finito i bonus.

Davide Serafin

Di Alessandria. Ha scritto gli ebook '80 euro di Ingiustizia Sociale' – 2016, V come 'Voucher – La nuova frontiera del precariato' – 2016 e 'Il Volo dei Gufi' - 2018, raccolta degli articoli scritti per i Quaderni di Possibile negli anni (2015-2018) - www.ilvolodeigufi.com - www,giustapaga.it - twitter: @yes_political
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