Dalla California un terremoto per la Gig Economy

Dalla California un terremoto per la Gig Economy

“Seismic shift”, lo definisce Veeina Dubal, docente dell’Università della California, come riporta l’emittente tv ABC. Un terremoto per la Gig Economy. L’epicentro è la Suprema Corte della California che lunedì 30 aprile ha emesso un verdetto potenzialmente in grado di innescare una serie di rivendicazioni da parte dei lavoratori di Uber, Lyft, GrubHub. I gig workers non sono contractors, non sono indipendenti, ma sono lavoratori subordinati. Hanno quindi diritto al salario minimo, all’assicurazione, ai contributi, alla malattia, alle ferie. Una decisione in contrasto con l’altra, recentissima, espressa dalla Corte Federale di Philadelphia, che classificava gli autisti di UberBLACK come indipendenti.

Nella fattispecie, la corte si è pronunciata sui contratti di lavoro della società Dynamex, che sin dal 2004 aveva configurato una parte dei suoi autisti come lavoratori autonomi. Dynamex Inc. è una società che fornisce il servizio di trasporto a svariate tipologie di clienti, negli Stati Uniti e nel Canada. Dispone sia di una propria flotta, sia del servizio di consegna effettuato in outsourcing.

Secondo il sito Indeed, i Driver – Indipendent Contractors ricevono una retribuzione di 41,9 mila dollari all’anno, il 68% inferiore alla media nazionale, mentre un Driver (dipendente) riceve una retribuzione annua di 33 mila dollari, circa il 38% al di sotto della media nazionale per questa categoria. La carriera da collaboratore indipendente «non comporta nessun benefit, si paga per tutte le spese sostenute per il proprio veicolo, non viene fornita alcun mezzo di trasporto aziendale», si legge in un commento su Indeed.

La corte, stando al racconto del The New York Times, avrebbe rigettato il metodo impiegato sinora in California (il cosiddetto test Borello) per valutare l’insussistenza della subordinazione, adottando uno schema semplificato – denominato ABC standard – e applicato quasi esclusivamente in Massachusetts e in New Jersey. ABC, tre lettere che significano i tre criteri:

  • A – Il lavoratore è libero da controllo e direzione;
  • B – la prestazione richiesta è al di fuori del perimetro dell’attività principale per la quale viene eseguito il lavoro, come può esserlo un idraulico assunto da un negozio per riparare un rubinetto che perde;
  • C – il lavoratore è impegnato in un’attività o in un’occupazione autonomamente stabilite.

Il test Borello invece contiene ben undici punti di verifica della relazione fra azienda e lavoratore:

  1. la persona è impegnata in un’attività lavorativa specifica o distinta da quella della società;
  2. il lavoro fa parte delle normali attività della compagnia;
  3. è l’azienda o la persona a fornire l’attrezzatura, gli strumenti e a definire il luogo della prestazione;
  4. è individuato un investimento materiale in attrezzature o materiali necessari per eseguire il lavoro da parte della persona;
  5. è richiesta una particolare abilità professionale;
  6. nella località luogo della prestazione, il lavoro viene solitamente svolto sotto la direzione dell’azienda oppure da un professionista senza supervisione;
  7. si rileva il rischio manageriale, ovvero la possibilità di guadagno e di perdita da parte del lavoratore (il potenziale di profitto non include i bonus);
  8. per quanto tempo il servizio richiesto deve essere eseguito;
  9. il grado di permanenza del rapporto di lavoro;
  10. il metodo di pagamento, a seconda del tempo o del lavoro;
  11. se le parti ritengono di aver definito una relazione datore di lavoro / dipendente.

Il testo Borello è decisamente più complesso e l’adozione dello standard ABC è di per sé una rivoluzione del diritto del lavoro nella Common Law. Se per certi versi società come Uber o Lyft sono in grado di dimostrare l’insussistenza del punto A, richiamando alla flessibilità concessa nell’esecuzione della prestazione, difficilmente la medesima prestazione può essere configurata come accessoria all’attività principale della società, che è quella di «offrire un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione mobile che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti». L’applicazione è il mezzo mediante il quale la società mette in comunicazione i diversi attori, non già il fine principale della sua attività poiché – se fosse tale – si limiterebbe a vendere l’applicazione o a fornirla in concessione. Invece, per il tramite delle sussidiarie che operano sul territorio, stabilisce ed organizza un servizio specifico, sia esso il trasporto di persone o la consegna a domicilio di oggetti o cibo. È esattamente ciò che è capitato a Dynamex nel giudizio della Corte Suprema della California:

In applying the ABC test to Dynamex, the Court noted that a class of delivery drivers could be certified under prong B because the question of whether the delivery drivers were performing outside the usual course of Dynamex’s business could clearly be resolved on a classwide basis. Indeed, delivery services—which are provided by the delivery drivers—are the very core of Dynamex’s business (Timothy Kim, 1 Maggio 2018).

Tornando al caso italiano, recentemente trattato dal Tribunale del Lavoro di Torino, la società sussidiaria di Delivery Hero in Italia, DS XXXVI ITALY S.R.L. (che ha in concessione il marchio Foodora) avrebbe come oggetto della propria attività «il servizio di raccolta, gestione e consegna, attraverso la piattaforma web di ordini relativi a pasti selezionati su una rete di ristoranti convenzionati». Deliveroo, la start-up inglese fondata da Will Shu, invece definisce la propria attività principale in modo diverso, scindendo la parte di sviluppo dell’applicazione web da quella di consegna a domicilio di cibo in due frasi distinte:

Lo sviluppo di una piattaforma software online e di applicazioni mobile per smartphone che interagiscono tra loro per mettere in relazione i ristoratori, i potenziali clienti e i fornitori di trasporto di cibo a domicilio; – la fornitura di servizi per il tramite della piattaforma a favore dei ristoratori e dei fornitori di trasporto, finalizzati a metterli in relazione con i potenziali clienti che, per il tramite della piattaforma, possono inviare ordini direttamente ai ristoratori e ai fornitori di servizi di trasporto; – la fornitura, mediante utilizzo della piattaforma software realizzata, di campagne di marketing e pubblicitarie in prevalenza a beneficio dei ristoratori e dei fornitori di trasporto di cibo a domicilio.

Non è chiaro se l’ordinamento delle frasi nell’oggetto sociale dell’impresa identifichi attività principali ed attività accessorie. Va da sé che la descrizione dell’attività individua certamente i fornitori di trasporto come soggetti terzi, a differenza di Foodora, dove l’attore che organizza le consegne è la società stessa. Queste piccole differenze sono determinanti nella valutazione della sussistenza della subordinazione. Ed è necessario che siano individuate e chiarite.

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