Assicurazione dei fattorini? Un annuncio già sentito

Assicurazione dei fattorini? Un annuncio già sentito

Con una puntualità machiavellica, Deliveroo lancia su scala europea un piano di assicurazione dei fattorini. E lo fa puntando sull’Insurtech: la Gig Economy applicata al settore assicurativo.

È accaduto ieri, quasi in contemporanea con l’avvio del dibattimento contro il parere della Commission Administrative de règlement de la relation de travail a Bruxelles, e con la pubblicazione della sentenza del processo di Torino a Foodora. La società inglese ha annunciato che assicurerà in una serie di paesi, a proprie spese, i corrieri. L’assicurazione, secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, prevede la responsabilità civile e la copertura sia delle spese mediche, sia del mancato reddito in seguito a lesioni personali.

In Italia, i contratti assicurativi saranno gestiti da Qover, una start-up belga. Qover è stata lanciata nel 2016 da da Quentin Colmant e Jean-Charles Velge. È la società vincitrice della gara d’appalto per Belgio, Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e – appunto – il nostro paese. Francia, Regno Unito, Hong Kong e Singapore saranno invece assicurati da altre società.

L’annuncio è passato tramite sostanzialmente due canali: Il Sole 24 Ore in Italia, L’Echo in Belgio. Ma l’articolo de Il Sole 24 Ore può essere considerato la fonte primaria, essendo stato pubblicato ben otto ore prima di L’Echo ed è l’unico articolo citato sul twitter di Qover.

Qover è una ‘insurtech’, un altro neologismo della nuova economia che dovremmo imparare a conoscere quanto prima. La start-up ha lo scopo di rivoluzionare il settore assicurativo. «Hacking insurance» è il suo motto. Il suo modello di businness è quello di spezzettare i prodotti assicurativi convenzionali in sottoprodotti più mirati variandone la durata della copertura, su richiesta del cliente. Ma attenzione, qui viene il bello: Qover progetta prodotti assicurativi digitali, ma non si assume il rischio dei contratti. La gestione del rischio risulta in capo ad altri soggetti: Lloyd’s of London, Munich Re, XL Catlin e La Parisienne Assurance (fonte L’Echo). Tutta la gestione dei cosiddetti sinistri è esternalizzata.

L’accordo con Lloyd’s of London non è notizia di oggi. È questa la ragione per cui la storia non sembra affatto nuova. Dobbiamo giocoforza ritornare in Belgio. Dopo la rottura dell’accordo con la cooperativa SMart (il caso “felice” di umbrella company, secondo Pietro Ichino), a Gennaio 2018 Deliveroo avrebbe dovuto avviare una «copertura assicurativa supplementare» per i suoi corrieri. Lo scrivono i tipi di FleetEurope. Il 22 Novembre 2017:

From 1 January, all Deliveroo couriers in Belgium will have completely free accident insurance. The policy, which is added to the liability insurance, will cover temporary loss of income and medical expenses, and also provide compensation in case of accident.

L’assicurazione supplementare, sottoscritta da Qover presso Lloyd’s of London per i fattorini del Belgio, includeva:

  1. fino al 75% delle retribuzioni settimanali medie per un massimo di 26 settimane in caso di invalidità temporanea a seguito di un infortunio sul lavoro;
  2. il risarcimento per il periodo di inabilità al lavoro dopo un incidente, fino ad un massimo di due settimane;
  3. fino a € 1.500 di copertura annuale per i ricoveri in ospedale e fino a € 750 se durante il ricovero è richiesta la presenza di un familiare;
  4. assicurazione dentale fino a € 2.000.

Nella versione divulgata oggi da Il Sole 24 Ore, le coperture sono leggermente diverse, meno estese per il punto 1, assenti per il punto 2, articolate diversamente per il punto 3:

la nuova assicurazione garantirà fino al 75% delle entrate medie giornaliere per temporanea inattività fino a un massimo di 30 giorni. Coprirà in più fino a 7.500 euro di spese mediche, 50 euro per ogni notte trascorsa in ospedale (fino a 60 giorni) e fino a 2mila euro di spese dentistiche.

Incongruenze a parte, quel che colpisce è il deja-vu dell’annuncio. Che viene quasi catapultato, in una data non casuale, dopo le proteste del 1 Maggio.

«Tutti gli attori della nuova economia ci contattano direttamente per lavorare con noi perché c’è frustrazione per la lentezza della reazione che vedono spesso negli assicuratori tradizionali», afferma oggi a L’Echo uno dei fondatori di Qover, Jean-Charles Velge.

«Quello che ci è veramente piaciuto in questa partnership con Deliveroo è che combina perfettamente le esigenze della nuova economia, la sharing economy, e le nuove soluzioni assicurative. Lavorare con una start-up che rivoluziona la consegna di cibo è la nostra ragione d’essere. Portiamo soluzioni e prodotti tecnologici che dovrebbero soddisfare l’economia del futuro», affermava sempre Jean-Charles Velge, a Novembre, in una testimonianza riportata su un sito minore, L’Eventail.

I fattorini ci chiedono flessibilità, sostiene in diverse sue dichiarazioni, Will Shu, il fondatore di Deliveroo. Gli fa eco Matteo Sarzana, amministratore delegato di Deliveroo in Italia, dalle colonne de Il Sole 24 Ore: «Sappiamo che i rider apprezzano la flessibilità offerta da questo lavoro e la possibilità di coniugare al meglio questa attività con la loro vita privata. Tutti meritano la massima sicurezza mentre sono in strada per le consegne». Lo stesso diceva Mathieu Lophem, AD di Deliveroo Benelux, lo scorso Novembre: il nuovo strumento assicurativo «rappresenta una svolta nel nostro impegno per porre fine al compromesso tra flessibilità e sicurezza in questo nuovo mondo del lavoro digitale».

E così un altro chiodo è stato tolto dal piccolo mondo antico del diritto del lavoro. L’assicurazione si fa digitale, si fa privata e non per tutti, si stipula con un soggetto che non è lo stesso che si assume il rischio. Risolve in un click tutte le vostre paure.

L’aspetto della sicurezza sul luogo di lavoro è solo uno degli elementi critici nell’economia dei lavoretti. La retribuzione ordinaria, qui, non viene menzionata. Nessun accenno al pagamento a cottimo, che nella vulgata della Gig Economy diventa «retribuzione media oraria», un parametro calcolato sul numero medio di consegne effettuate nell’ora di lavoro. Nessun accenno alle indennità di manutenzione dei mezzi. O all’indennità sull’uso dei dati che i ciclo-fattorini contribuiscono a produrre impiegando l’applicazione. Centinaia di migliaia di Megabyte prodotti che poi vengono fatti valere sul mercato finanziario e garantiscono le immense capitalizzazioni raggiunte dalle Unicorn companies. Queste società estraggono valore dalle nostre interazioni, questo è il punto passato inosservato sinora.

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